Augustus, John Williams

Augustus, John Williams

Augustus, John Williams

John Williams non sarà un nome nuovo sia per chi è solito sfogliare il catalogo Fazi Editore, sia per chi, anche poco, s’interessa alla narrativa americana moderna. Autore di Butcher’s Crossing e di uno dei casi editoriali più fortunati ed interessanti degli ultimi anni, Stoner, Williams è senz’altro un abile narratore. Dopo aver letto Augustus, poi, ha trovato conferma ciò che già avevo avuto modo di apprezzare: la sua maestria nel tratteggiare i personaggi.

Augustus inoltre, suo unico libro storico, vinse il prestigioso National Book Award un anno dopo la sua pubblicazione, nel 1973.

Esistono altri modi in cui vivere, più puri, forse: ma cos’è mai la fama, agli occhi indifferenti degli dei?

Una delle maggiori difficoltà dello scrivere romanzi storici è il riportare in modo accurato i pensieri, prima che le azioni, di chi popola le pagine. In Augustus Williams ci riesce sin dalla prima, significativa lettera di Giulio Cesare ad Azia che fa da prologo al romanzo.

Nell’Ottaviano di Williams c’è tutta la moderna inquietudine, il gravoso peso della responsabilità di quella che era una delle maggiori potenze del mondo. Talvolta risoluto, talvolta malinconico, prima ragazzo poi uomo. Non solo: la scelta coraggiosa del genere epistolare permette di osservare Augusto dagli occhi di amici, amanti, generali, dei poeti del circolo di Mecenate e sopratutto dagli occhi dei suoi nemici durante i duri anni della guerra civile.

Non tutte le lettere risultano riuscite o funzionali alla storia – alcune a mio parare l’hanno resa inutilmente prolissa – ma specie nella seconda metà del romanzo ciò non accade, forse perché a dare un diverso taglio alla narrazione sono introdotte le epistole scritte da donne. La voce femminile diviene essenziale: la moglie Livia, l’amante Terenzia, la figlia Giulia con tutte le complessità del loro rapporto.

Sono Giulia, figlia di Cesare Ottaviano, l’Augusto; e scrivo queste parole nel mio 43° anno di vita. Le scrivo per uno scopo che il mio tutore di un tempo, Atenodoro, non avrebbe mai approvato; le scrivo per me stessa, come strumento di riflessione.

Ecco cos’è Augustus: la storia dell’uomo che cambiò il volto di Roma, vista dagli occhi degli altri.

Comporre la narrazione attraverso una selezione immaginaria ma non per questo inefficace di lettere, memorie, ordini consolari, seppure di difficile adattamento iniziale, si è rivelata infatti essere il punto di forza del volume; senz’altro, la caratteristica che l’ha reso originale.

Augustus non è il solito romanzo storico. Come sottolinea lo stesso autore nella prefazione, bisogna prenderlo per quello che è, un’opera d’immaginazione, a mio parere ben riuscita. Williams ha lanciato il dado e, complice la sua scrittura impeccabile, l’esito si è rivelato a suo favore. Manzoni s’interrogava sul fatto che, se si toglie al poeta ciò che lo distingue dallo storico, che cosa gli resta? Gli resta la poesia, in realtà; ed è proprio quello che Williams mette su carta: non solo avvenimenti, date importanti ma ciò che distingue l’uomo comune da colui che è destinato ad imprimere una svolta nella storia: tutti i lati della sua vita.

augustus

Autore: John E. Williams

Casa Editrice: Fazi Editore

Titolo: Augustus

Traduttore: Stefano Tummolini

Pagine: 410

Prezzo: 18,00€ (Omaggio C.E.)

Data di pubblicazione: 07 – 09 – 2017

 

 

 

Sabrina Turturro
sabrina.turturro@gmail.com

Sabrina Turturro | Bookish person. Photography and movie enthusiast. Art, travel and tv shows addicted. A dreamer.
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