La poesia disincantata dei Crepuscolari

La poesia disincantata dei crepuscolari

La poesia disincantata dei Crepuscolari

«La torbida e limacciosa malinconia di non aver nulla da dire e da fare», è la definizione che nel 1910 Borgese diede ai Crepuscolari in un articolo apparso su “La Stampa”. Quando grazie – sì, stavolta grazie, non a causa – di un esame universitario mi sono trovata davanti all’intima poesia crepuscolare, ne sono rimasta spiazzata ed il perché è semplice: il Crepuscolarismo è stato un movimento letterario di secondo piano in un Novecento così ricco ed in continuo divenire perciò le mie conoscenze a riguardo erano davvero limitate. Tuttavia mi è bastato leggere qualche verso ispirato dagli ideali di questo movimento ed ho subito voluto saperne di più.

Innanzitutto: perché questo nome? Crepuscolare fa pensare alla luce calda del Sole colto nei due momenti più intimi: prima di sorgere e dopo la sua discesa sotto l’orizzonte. È una scena di pace, onirica, una timida luce e l’aria immobile, una sorta di fusione panica con il reale. Questa sensazione, da immortalare in una fotografia; è proprio questo che riescono a trasmettere i versi di questi poeti: non declino, ma poesia che si svolge in un clima di penombra, con tono dimesso, finito ormai com’era il tempo dei maestri di fine ‘800.

Quando la casa editrice Armando Editore mi ha proposto una collaborazione non ho potuto quindi non notare il volume di Vallone nel loro catalogo(click), che si dedica completamente a queste voci così intense del nostro primo Novecento e, vi assicuro, lo fa in modo così semplice e coinvolgente da non dare affatto l’impressione di essere un manuale.

La poesia disincantata dei Crepuscolari

La loro poetica, fatta di parole semplici e di concetti ancor più semplici, riesce a toccare i sentimenti più profondi. Se è vero come è vero che la grandezza di un artista è direttamente proporzionata alla sua chiara espressione e all’affabilità di fare intendere a tutti il proprio pensiero, allora i Crepuscolari, nel loro mondo negletto, hanno raggiunto l’epopea dell’espressione poetica. Le loro sono parole di tutti i giorni, sono i pensieri di uomini comuni con il travaglio dei problemi quotidiani e non si sentono poeti.

Nomi come Guido Gozzano, Sergio Corazzini, Palazzeschi – che aderì al movimento per un breve periodo – forse saranno già noti, ma ho avuto modo di conoscere Moretti, Civinini, Chiaves su cui l’autore si sofferma anche se brevemente ma riuscendo così a fornire un quadro completo dell’intera corrente poetica.

Quello che diventerà poi uno dei temi ricorrenti del nostro Novecento, ovvero l’atteggiamento di sfiducia nei confronti della vita che indurrà poeti e scrittori ad anelare un ritorno alla vita semplice, a ripiegare in loro stessi, è alla base della poetica crepuscolare. Sognano una vita serena, pacata, ma allo stesso tempo sanno che questo è ormai irrealizzabile così come vane sono le loro nostalgie perciò ironizzano insieme sul loro mondo di cose sbiadite.

Perché tu mi dici: poeta?
Io non sono un poeta.
Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.

Io voglio morire, solamente, perché sono stanco…
Vedi che io non sono poeta:
Sono un fanciullo triste che ha voglia di morire.

A parlare è Sergio Corazzini – il più giovane del gruppo e morto di tisi a soli ventun’anni – in Desolazione del povero poeta sentimentale e questi versi rispecchiano perfettamente quella profonda malinconia, nei confronti di quella vita che non è stata mai vissuta.

Oh! Questa vita sterile, di sogno!
Meglio la vita ruvida concreta
del buon mercante inteso alla moneta,
meglio andare sferzati dal bisogno,
ma vivere di vita! Io mi vergogno,
sì, mi vergogno di essere un poeta!

In questo caso invece è Gozzano, capostipite del movimento ad esclamare il suo pensiero. Ritorna l’immagine del poeta scontento di essere tale, quasi come fosse una maledizione(Thomas Mann nel Tonio Kröger aveva detto una cosa simile solo qualche anno prima). Nel volume Vallone si sofferma maggiormente sui due poemetti che hanno reso l’autore conosciuto ai più, La signorina FelicitaL’amica di nonna Speranza.

Il mio sogno è nutrito d’abbandono,
di rimpianto. Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le rose
che potevano essere e non sono
state… Vedo la casa, ecco le rose
del bel giardino di vent’anni or sono!

Nei Crepuscolari è il verso libero a dominare e talvolta si trasforma in prosastico, specie in Corazzini, e la metrica è quasi sempre inesistente. Anche questo faceva parte del più ampio ideale crepuscolare: temi dimessi, poveri ideali e così doveva essere anche la loro poesia.

L’avventura poetica di Gozzano e Corazzini risponde pienamente a quel preciso momento storico, contrassegnato da cambiamenti radicali, che intanto non assicuravano niente di valido alle attese delle masse.

Dei romantici addormentati come li definisce il critico, figli di una realtà che avvertivano come un peso sulle loro spalle e che ritroviamo, piena di contraddizioni e dubbi nei loro versi. Di poesia si deve parlare, di questo sono convinta: è giusto dare anche questa corrente poetica la giusta importanza ed il volume curato da Vincenzo Vallone è senz’altro il modo ideale, sia per chi già ha avuto modo di conoscere i crepuscolari sia per chi, invece, vorrebbe cominciare a farlo.

Sabrina Turturro
sabrina.turturro@gmail.com

Sabrina Turturro | Bookish person. Photography and movie enthusiast. Art, travel and tv shows addicted. A dreamer.
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1Comment
  • Antonia
    Posted at 10:05h, 30 ottobre Rispondi

    Affascinante…lasciarsi cullare nell’intimo dei sentimenti. Grazie

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